Time to Change

(She) was thirty years and running when (she) found (her) way back home,
Riding a storm across the mountains, and an aching in (her) heart,
Said (she) came to turn the pages and to make a brand new start.

John Denver, “Wild Montana Skies”

16-12-2017

As I mentioned about a month ago, I took a break in order to think. Here’s what I’ve been thinking about.

A year ago I joint the team of Maglia-Uncinetto.it, to write mainly about Tunisian crochet, my favourite technique. In 12 months I wrote 23 posts about Tunisian crochet: books’ reviews, lists of patterns to be found online, and technical articles (hopefully, my best works). There are 2 posts I’m particularly proud of: the one where I introduced a table of TC stitches’ names in Italian (and English), compiled with Veruska, and the one dedicated to the technique’s history, for which I did a pretty long research.

And TC was not my only topic. I also reviewed yarns, some by big Italian names such as Borgo de’ Pazzi and Tintoria di Quaregna, some by marvelous indie dyer Fish&Stich.

In the meantime, I projected and published 14 patterns for TC accessories; in March I founded, with Veruska, Facebook groupTunisino, uncinetto di-vino“, which in less than a year got up to almost 3000 members; also, I kept this blog constantly updated, publishing reviews about books and hooks, and general opinions too.

Basically, I tried to spread my passion for this technique, and I believe I did a rather good job.

But… but, there’s a but: since last Autumn, I’m not so happy about what I do in this context, which means online.

During my break, between old and new year, I focused on the problems. I started by asking myself: I started these projects for… what?

Sheer ambition? No. I’ve never been an ambitious person. Did I want to try and be a crochet designer and/or teacher to make up my wages? Maybe. Money would be handy, of course, but I soon understood I had neither the physical nor the mental ability to fulfill today’s market’s requests for these activities – not in order to earn something worthy. So I did it for a sense of revenge? To show people that didn’t believe in me, that somehow hurt me, that I could do something valiant too? Maybe. Did I want to delude myself thinking I was part of a lovely environment of creative people, with great inputs to make me grow, at a technical level? Maybe.

Did I do it for the sake of the technique, to get more people to know it, to help remove its “poor relative”‘s nuance constantly following it? Yes.

And like that, all of a sudden I found myself in an elevated position from the average enthusiast, a position that saw me bestowing suggestions, opinions and illuminations, after a brief time of more than hard studying.

I kept tilting at windmills, committing myself, doing my best to convince my readers to approach Tunisian crochet.

What did I fight against, I’m wondering? Who did I fight against? I haven’t figured this out yet, but I figured out something: I’m tired.

I don’t feel the yearning that got me on this road a year and a half ago.

The fire might burn again, but so far, it’s estinguished. I may be burnout after having done too much (for my standards), maybe I’m disappointed because I was expecting something different from the so-called “creative” world in general. Maybe I simply understood that I should have changed to become a part of that world.

And I have no intention to change.

I belong to my city, to my valleys, to my mountains (and to the sea, always in my heart)… to my people.

During last Summer something unexpected (not even hoped!) started to happen; this led to some big changes in my life, in just a few months. I had the chance to take parte to some projects about the mountains, for the mountains, with special and important people I love very much.

I’m not gonna earn anything from this, in material terms, but I’ll be able to really do something for the places I love. Dedicating myself to something I know and with which I have a special bound gave me the chance to feel an enormous sense of joy and satisfaction, with no stress at all. Such a difference from the negativity that kept me company when I had to publish a pattern or a post! What a relief, to be able to be myself without having to “keep up” with the public’s expectations! How nice, to feel at home!

Now I know I have to concentrate on these projects, dedicating all my free time, my energies and my intellectual capacities to them.

I’m not saying I won’t deal with Tunisian crochet anymore, and I’m not gonna leave Maglia-Uncinetto.it’s team, nor my FB group. Most of my attention, though, will be elsewhere.

I’ll keep crocheting and knitting, of course – not only that, I intend to learn a new craft! But, my more “professional” side will be focused on something else.

I spent more than a year trying to understand if I was a determined kind of person, and if I wanted a determined kind of life. I understood that I’m not such a person, and I don’t want such a life, and on the way I got the proof I wanted: I am who I thought I was.

Now it’s time to think about myself, finally. 

16-12-2017

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Tempo di cambiare

(She) was thirty years and running when (she) found (her) way back home,
Riding a storm across the mountains, and an aching in (her) heart,
Said (she) came to turn the pages and to make a brand new start.

John Denver, “Wild Montana Skies”

16-12-2017

Aveva 30 anni ed era di corsa quando ritrovò la strada di casa,
Cavalcando una tempesta attraverso le montagne, ed un dolore nel cuore,
Disse di voler voltare pagina e ricominciare da capo.

John Denver, “Wild Montana Skies”

Per ora scriverò questo lungo post solo in italiano, con buona pace dei miei lettori internazionali.

Come avevo accennato un mesetto fa, mi sono presa una pausa di riflessione. Ecco quello su cui ho riflettuto.

Un anno fa mi sono lanciata nell’avventura della collaborazione con Maglia-Uncinetto.it, come addetta (principalmente) agli articoli sull’uncinetto tunisino, mia tecnica di elezione. In 12 mesi ho scritto 23 post incentrati sull’uncinetto tunisino: recensioni di libri, proposte di modelli reperibili in rete, ed articoli tecnici (auspicabilmente, le mie produzioni più interessanti). I due post di cui sono più orgogliosa sono quello in cui ho presentato la tabella di nomi dei punti del tunisino, compilata con Veruska, e quello dedicato alla storia della tecnica, frutto di una mia lunga ricerca in merito.

Non mi sono limitata al tunisino. Ho scritto anche recensioni di filati stupendi, sia di grandi marchi italiani come Borgo de’ Pazzi e Tintoria di Quaregna, sia di un’artigiana meravigliosa come Fish&Stich.

Nel frattempo, ho progettato e pubblicato 14 modelli di accessori realizzati ad uncinetto tunisino; a marzo ho fondato, insieme a Veruska, il gruppo FacebookTunisino, uncinetto di-vino“, che nel giro di nemmeno un anno è arrivato a contare quasi 3000 membri; nel mentre, ho continuato ad aggiornare con costanza questo blog, pubblicando anche qui recensioni di libri, strumenti, e pareri vari assortiti.

Insomma: ho cercato di trasmettere la mia passione per questa tecnica, e credo di aver fatto, per quanto possibile, un buon lavoro.

Però… però, c’è un però: dall’autunno scorso non sono più così felice di quello che faccio in questo contesto, cioè online.

Durante la pausa di riflessione, a cavallo col cambio d’anno, ho messo a fuoco i problemi. Mi sono chiesta: ho iniziato a dedicarmi a questi progetti per… cosa?

Ambizione pura? No. Non sono mai stata una persona ambiziosa. Volevo provare a fare la designer e/o l’insegnante di uncinetto per arrotondare? Forse. I soldi farebbero comodo, eccome, ma ho capito presto di non avere la capacità fisica e mentale di adempiere alle richieste di quello che è attualmente “il mercato” per queste attività, almeno, non per ricavarne introiti degni di nota. Allora l’ho fatto per un senso di rivalsa? Per dimostrare a persone che non credevano in me, che in qualche modo mi avevano ferita, che potevo riuscire a fare qualcosa di valido anche io? Forse. Volevo illudermi di far parte di un ambiente di creativi incredibili, con input stimolanti che mi dessero la possibilità di crescere, a livello tecnico? Forse.

L’ho fatto per amore della tecnica, per farla conoscere, per aiutare a toglierle quella patina da parente povera di maglia e uncinetto che da sempre la accompagna? Per entusiasmare lettori e follower, e convincerli a provare l’uncinetto tunisino? Sì.

E così, all’improvviso mi sono trovata in una posizione “elevata” rispetto all’appassionato medio che si dedica ad una tecnica, cioè nella posizione di elargire consigli, pareri e delucidazioni, dall’alto della mia esperienza acquisita in poco tempo di studio più che intensivo.

Ho condotto una personalissima battaglia contro i mulini a vento, impegnandomi, facendo del mio meglio per convincere i lettori ad avvicinarsi all’uncinetto tunisino.

Contro cosa ho combattuto, mi domando ora? Contro chi? Questo ancora non l’ho capito, ma quello che ho capito è che mi sono stancata.

Non sento più dentro di me il fuoco che mi ha spinta ad intraprendere questa strada, un anno e mezzo fa.

Non è detto che non ricominci ad ardere, ma per il momento si è sopito. Forse sono andata in burnout per aver voluto strafare (per i miei ritmi), forse sono delusa perché mi aspettavo qualcosa di diverso dal mondo cosiddetto “creativo” in generale. Forse ho semplicemente capito che sarei dovuta cambiare per far davvero parte di quel mondo.

E io non ho nessuna intenzione di cambiare.

Appartengo alla mia città, alle mie valli, alle mie montagne (e al mare che porto sempre nel cuore)… alla mia gente.

Durante l’estate si sono messi in moto una serie di eventi, inaspettati e non cercati (neppure sperati!), che hanno portato, nel giro di qualche mese, a grandi cambiamenti nella mia vita. Mi si è presentata l’occasione di partecipare ad alcuni progetti sulla montagna, per la montagna, con persone speciali ed importanti, a cui tengo molto.

Non ci guadagnerò nulla, a livello materiale, ma avrò la soddisfazione di fare qualcosa di concreto per il territorio che amo. Dedicarmi a qualcosa che conosco e con cui ho un legame speciale mi ha dato la possibilità di provare una gioia ed una soddisfazione immense, in totale assenza di stress. Che differenza, rispetto alla negatività che mi accompagnava quando dovevo pubblicare un modello o un post! Che sollievo, poter essere me stessa e non dovermi dare “un tono” per essere all’altezza delle aspettative del pubblico! Che bello, sentirmi a casa!

Sento di dovermi concentrare su questi progetti, dedicandovi tutto il mio tempo libero, e tutte le energie e risorse intellettuali di cui dispongo a fine giornata.

Non dico che non mi occuperò più di uncinetto tunisino, e non abbandonerò né il team di Maglia-Uncinetto.it né il gruppo FB. Però la maggior parte della mia attenzione sarà rivolta altrove.

Continuerò ad uncinettare e sferruzzare, naturalmente – anzi, ho anche intenzione di imparare una nuova arte tessile! Però il mio lato più “professionale” sarà focalizzato su altro.

Ho passato più di un anno a valutare se ero un determinato tipo di persona, e se volevo un determinato tipo di vita. Ho capito di non esserlo, e di non volerlo, e lungo il percorso ho avuto conferma di chi sono.

Ora, finalmente, è arrivato il momento di pensare a me.

Cappuccino hats

Well, I can’t help it: these yarns remind me of cappuccino.

Here’s the last two hats from last year I’m gonna share with you, both made with unknown yarns I had in stash.

Pattern for the first one is Close Knit Waffle Hat by Leah Bandstra; I had tons of fun knitting with a bulky yarn and 5.5 mm needles! The instructions are very well written and very easy, so try ’em yourself.

Second one is Rock City Hat by Over the Rainbow Yarn Designs. For this one I used a thinner yarn and smaller needles (3.5 and 3.75 mm); I loved all the purling in the pattern (yes, I enjoy purling!), and the cute shape of this hat. I definitely recommend this one too.

 

Destash hats

Xmas, destash and hats: what a great combo!

Last year I managed to make lots of knitted hats, and for most of them I used yarn from my stash. These are some hats I made with Sport- und Strumpfwolle Color Fashion by Wolle Rödel.

Two versions of Laminae by Glacial Knits (blue and grey), two versions of Duality by iknit2purl2 (purple and grey), and one Ecoberretto by Maria Modeo.

Had lots of fun with all of these, and I strongly recommend these 3 patterns if you’re looking for quick and relaxing projects with perfect instructions.

Natale, destash e cappelli: che bel mix!

L’anno scorso ho fatto un sacco di berretti, e per la maggior parte di loro ho usato filati del mio stash. Questi sono alcuni cappelli che ho fatto con vari colori di Sport- und Strumpfwolle Color Fashion di Wolle Rödel.

Due versioni di Laminae di Glacial Knits (blu e grigio), due versioni di Duality di iknit2purl2 (viola e grigio), ed un Ecoberretto di Maria Modeo.

Mi sono divertita un sacco, e consiglio vivamente questi 3 modelli se siete alla ricerca di progetti facili e rilassanti con istruzioni perfette.

Tropical Twist Hat

Here’s another hat from last year, Tropical Twist by Balls to the Walls Knits.

When I first saw Tropical Twist Hat, I immediately thought of my mum; she’d never wear hats because she couldn’t find one she really liked. I liked the almost-cloche look of this hat, and I figured it would fit her nicely. So, since I was (and still am) in a destash mode, I thought “what the hell, let’s give it a try”. I grabbed an unknown yarn and finished the hat in 3 days.

Needless to say, my mum loves it!

Instructions are nice and easy to follow; only thing I changed, I did the decreases using SSK instead of left twist.

Ecco un altro cappello dell’anno scorso, Tropical Twist di Balls to the Walls Knits.

La prima volta che ho visto il Tropical Twist Hat, ho subito pensato a mia mamma; non ha mai indossato cappelli, perché non ne ha mai trovato uno che le piacesse davvero. Io sono rimasta colpita dal tocco quasi tipo cloche di questo berretto, e ho pensato che le sarebbe stato bene. Così, dato che ero (e sono ancora) in modalità destash, mi sono detta “al diavolo, ci provo”. Ho scelto un filato ignoto, e ho finito il cappello in 3 giorni.

Inutile dire che mia mamma lo adora!

Le istruzioni sono chiare e facili da seguire; l’unico cambiamento che ho fatto è stato per le diminuzioni, per le quali ho usato il PPD invece del left twist.

Traveling Cable Hat

A beanie for me? Oh yes, indeed.

Finally, I managed to knit a beanie for me; since I like, or better yet, I adore cables, the Traveling Cable Hat by Purl Soho immediately looked very appealing to me. I had just the right yarn, Nuovo Cedro by Borgo de’ Pazzi (which I already used to make Vintermossa for a friend), in a nice, warm red.

I had never made such a complex cable like the central one in this pattern, but I had lots of fun with it!

This is not a project you can knit without paying attention to your needles, but it surely keeps you interested in what you’re doing. Instructions are very clear and the final result is an eye-catcher, so if you feel like knitting cables I strongly recommend this pattern.

Un berretto per me? Certo che sì.

Finalmente sono riuscita a sferruzzare un cappello per me; visto che apprezzo, o per meglio dire adoro, le trecce, il Traveling Cable Hat di Purl Soho mi è parso subito molto bello. Avevo il filato perfetto, Nuovo Cedro di Borgo de’ Pazzi (che avevo già usato per fare il Vintermossa per un amico), in uno splendido rosso caldo.

Non avevo mai realizzato una treccia complessa come quella centrale di questo modello, però mi ci sono divertita tantissimo!

Non è un progetto da fare senza prestare attenzione a quello che succede sui ferri, ma di sicuro mantiene vivo l’interesse. Le istruzioni sono molto chiare, e il risultato finale non passa certo inosservato, quindi se avete voglia di trecce ai ferri vi consiglio caldamente questo modello.